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Diritto alla casa nella legge e costituzione italiana

Pubblicato da Alto Garda Immobiliare su 21 Agosto 2019
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Diritto inviolabile all’ abitazione in tutte le norme del nostro ordinamento: avere un tetto sotto cui vivere è un diritto  di tutti i cittadini?

La casa è un diritto di ogni cittadino. Sembra una frase fatta, ripetuta spesso da giuristi, politici e giudici. Ma qual è la legge che stabilire il diritto alla casa? Quale norma prevede che tutti abbiano diritto a una abitazione in cui vivere e che questa è inviolabile e, magari, impignorabile? In realtà, non sta scritto da nessuna parte. È solo l’interpretazione giurisprudenziale che ha consentito di parlare di un diritto alla casa nella legge e nella costituzione italiana.

Insomma, si tratta di uno dei tanti «principi generali dell’ordinamento italiano» desumili dalla lettura del complesso delle norme che costituiscono il nostro Stato.

In questo articolo, cercheremo di individuare tutte le principali disposizioni di legge, partendo proprio dalla costituzione, che stabiliscono il diritto alla casa. Ne parleremo facendo anche riferimento ai limiti che a tale diritto sono posti a difesa dell’interesse collettivo e degli altri soggetti (ad esempio i creditori o i condomini dello stesso palazzo).

Ma procediamo con ordine.

Diritto alla casa: in quale norma della costituzione?

L’articolo 47 della Costituzione non parla propriamente di diritto alla casa, ma poco ci manca. Ecco il testo della disposizione:

«La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese».La norma, quindi, non tutela casa in sé per sé ma il risparmio necessario all’acquisto di una casa. Questa finalità viene realizzata tramite una serie di disposizioni che prevedono sconti fiscali e agevolazioni per chi acquista l’abitazione principale: così ad esempio il cosiddetto bonus prima casa, l’esenzione dalle imposte sulla abitazione principale, la detrazione degli interessi passivi sul mutuo per l’acquisto prima casa o sul compenso all’agenzia immobiliare.

Diritto alla casa nella dichiarazione Onu

L’articolo 25 della dichiarazione Onu persegue uno scopo similare all’articolo 47 della nostra Costituzione, tutelando un tenore di vita adeguato a garantire a tutti un’abitazione in cui vivere.

La disposizione recita nel seguente modo:

«Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà».

Le varie disposizioni di legge a tutela della casa e dell’abitazione

Accanto alla Costituzione, ci sono numerose norme di legge che tutelano il diritto all’abitazione e al domicilio.Innanzitutto, c’è l’inviolabilità del domicilio, la cui violazione costituisce illecito penale. Il re si estende anche sulla parte del pianerottolo dell’edificio antistante la porta, quella ove viene di solito posizionato lo zerbino. Un agente di vendita che si posizioni lì davanti insistentemente per farsi aprire commette reato di violazione del domicilio

Un altro esempio è il diritto di abitazione che spetta al coniuge superstite, alla morte del titolare dell’immobile, diritto che limita quello degli eredi divenuti proprietari del bene in questione.

C’è poi il diritto di assegnazione della casa coniugale al genitore presso cui i figli vengono collocati a seguito della separazione o del divorzio.

Ci sono poi le disposizioni assistenziali e fiscali che, tuttavia, sono spesso collegate alla disponibilità finanziaria dello Stato e alla capacità di questo di accordare benefici a soggetti privi di reddito. Così ad esempio vale per l’assegnazione della casa popolare ai senza reddito.

C’è poi il divieto di pignoramento della prima casa che tuttavia vale solo per i debiti con l’agente della riscossione esattoriale e non con i soggetti privati come banche e finanziarie.

La casa è tutelata anche quando su di essa si vanta un semplice possesso di fatto, una aspettativa: ad esempio, la badante che ha sempre convissuto con l’anziano non può essere sbattuta fuori dalla sera alla mattina con il decesso dell’assistito; ad essa va dato un congruo termine per trovare una soluzione alternativa.

La tutela della casa nelle pronunce della Corte Costituzionale

Più volte la giurisprudenza, e in particolar modo la Corte Costituzionale, ha riconosciuto l’esistenza del diritto alla casa. Ecco alcune massime importanti:

  • «È doveroso da parte della collettività intera impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione» (Corte Costituzionale, sent. n. 49/1987);
  • «Il diritto all’abitazione rientra infatti, fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione» (Corte Costituzionale, sent. n. 217 del 1988);
  • «Il diritto a una abitazione dignitosa rientra, innegabilmente, fra i diritti fondamentali della persona» (Corte Costituzionale, sent. n. 119 del 24 marzo 1999);
  • «Creare le condizioni minime di uno Stato sociale, concorrere a garantire al maggior numero di cittadini possibile un fondamentale diritto sociale, quale quello all’abitazione, contribuire a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana, sono compiti cui lo Stato non può abdicare in nessun caso» (Corte Costituzionale, sent. n. 217 del 25 febbraio 1988);
  • «Indubbiamente l’abitazione costituisce, per la sua fondamentale importanza nella vita dell’individuo, un bene primario che deve essere adeguatamente e concretamente tutelato dalla legge» (Corte Costituzionale, sent. n. 252 del 1983).

La casa non è un diritto soggetto a prescrizione

Anche se non vivi in una casa e la lasci disabitata per numerosi anni, non perdi mai il diritto su di essa. La proprietà è infatti un diritto che non è soggetto a prescrizione neanche in caso di non-uso. L’unico limite può derivare dall’ eventuale usucapione di terzi: se, cioè, si inserisce un terzo soggetto che si utilizza il tuo immobile alla luce del sole e tu non lo diffidi a restituirtelo, dopo 20 anni ne diventa proprietario.

Limiti al diritto alla casa

Come tutti i diritti, anche quello alla casa trova i limiti nei diritti altrui. Ecco i più importanti:

  • diritti dei creditori: la prima casa può essere oggetto di ipoteca e pignoramento da parte dei creditori privati (l’Agente della riscossione non può pignorarla ma può ipotecarla). Non c’è un limite minimo di debito sotto il quale non si possa procedere. Il pignoramento però non si può spingere fino a ledere in modo sproporzionato i diritti del proprietario: così, se le base d’asta dovessero scendere considerevolmente, tanto da non garantire il soddisfacimento del creditore, la procedura può essere chiusa per sempre;
  • diritti dei confinanti: la casa deve porsi a distanza regolamentare dai confinanti, non meno di tre metri, altrimenti va demolita;
  • i diritti dei condomini: l’uso di una casa in un condominio deve rispettare i diritti degli altri condomini che, ad esempio, vantano interesse all’eliminazione dei rumori e di tutte le turbative alla propria abitazione (fumo, odori, polvere, ecc.);
  • diritti del locatore: nel caso in cui l’inquilino sia in affitto e non paghi, può essere sfrattato anche se in difficoltà economiche e se all’interno dell’immobile ci sono bambini o invalidi. Tutto ciò che è concesso è il cosiddetto termine di grazia: 90 giorni dopo l’avvio della procedura giudiziale per recuperare i soldi da dare al padrone di casa.

Fonte: LaLeggePerTutti

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